“Perché crediamo?”. Con questa domanda, diretta quanto impegnativa, don Alberto ha aperto l’omelia nella seconda domenica di Pasqua, il giorno “in albis” durante il quale la comunità festeggia i bimbi battezzati nel corso dell’ultimo anno.

“La seconda lettura lo dice”, ha aggiunto don Alberto, sorridendo per le tante risposte mormorate a mezza voce dai banchi. Per “la salvezza delle anime!”.

Così recita infatti il passo ascoltato della prima lettera di San Pietro.

“Non solo per noi”, ha incalzato il parroco, evidenziando la dimensione comunitaria che caratterizza il cammino di salvezza. La fede richiede una continua apertura verso l’altro, basti pensare che – ha ricordato don Alberto – “Madre Teresa aveva sperimentato una grande aridità nella preghiera, mai nel servizio al prossimo”.

Una indicazione di direzione importante, vissuta in modo concreto dalla parrocchia anche attraverso le tante attività proposte: come la benedizione delle famiglie, che questa settimana riprende il via dai condomini di via Donna Olimpia 30.

Tempo di Pasqua e Festa della Divina Misericordia, ricorrenza istituita da San Giovanni Paolo II durante il Giubileo del 2000. Il tema del perdono è stato quindi il secondo asse portante nell’omelia di don Alberto.

Il ricordo è andato alla figura di don Mario Torregrossa, il parroco di Acilia che nel ’96 fu arso da un uomo con disturbi psichiatrici, riportando ferite gravissime.

“Don Mario non si costituì parte civile, chiese per questo il permesso al suo cardinale”, ha ricordato don Alberto. E così, di fronte a questa capacità sconvolgente di perdono “tante persone andavano da lui - ha aggiunto - non per chiedere come perdonare, ma come si fa a essere perdonati. La cosa mi sorprese ma non tanto, perché – ha concluso don Alberto -  quella di chi aspetta il perdono è la posizione più scomoda”.

E davvero bisognosi di perdono, fragili nella nostra logica umana siamo tutti, ma – ricorda San Pietro nella sua lettera – “custoditi mediante la fede”, camminiamo “in vista della salvezza”.

 

Nella foto:  Don Alberto e il diacono permanente Gian Enrico davanti all’altare con il fonte battesimale nella domenica in albis

 Domenica in albis 2017

Santa Pasqua, tempo di grazia. Tempo per rivivere l’annuncio di salvezza reso evidente dal sepolcro vuoto annunciato da Maria di Magdala agli apostoli nella narrazione di Giovanni.

“Non sempre ci dicono che il Vangelo è vero”, ha chiarito Don Alberto durante l’omelia nella Messa delle 10. “A volte ci viene descritto con battute che fanno pensare piuttosto a qualcosa di simbolico”. Nel brano ascoltato emerge invece nella sua evidenza – ha proseguito il parroco – “il racconto di qualcosa che è successo realmente; è una scena un po’ frenetica con uno che corre e poi aspetta l’altro - Simon Pietro - presso il sepolcro”.

La Pasqua quindi è anche un momento in cui “celebriamo insieme e cerchiamo di avvicinarci a qualcosa che è accaduto davvero” e che occorre conoscere con precisione, ha aggiunto don Alberto, perché “ se vogliamo essere testimoni preparati dobbiamo accertarci noi per primi che quello che diciamo sia verificato”.

Un invito forte alla responsabilità, da vivere in primo luogo nella concretezza delle scelte e attraverso le azioni, per “dare una testimonianza vera di quello che è il Vangelo”. Come? Don Alberto è stato, nel rivolgersi all’assemblea, chiarissimo: “Dateci una mano!”.

Sono tante le attività proposte dalla parrocchia in questo senso, perché ciascuno trovi il proprio spazio di partecipazione nella vita comunitaria: dall’adorazione eucaristica, al servizio ai poveri della mensa della carità, attività questa tanto più importante in previsione dell’arrivo della stagione estiva e che richiede appena un turno di servizio ogni tre mesi. Per arrivare a una proposta nuova, quella del Fondo di comunione, iniziativa nata per mettere in campo “sentimenti e azioni concrete di solidarietà”, partendo dai carismi personali e dalle risorse di ciascuno: tempo, competenze su aspetti concreti e interventi di sostegno di carattere economico-finanziario. Per finire con la benedizione delle case nell’ambito della Missione del Tempo di Pasqua 2017. “Un modo per raggiungere tutte le famiglie e farci presenti - ha sottolineato il parroco- come comunità”.

Perché “non c’è nessuno talmente forte da poter fare a meno degli altri e nessuno talmente debole da non poter fare nulla per gli altri”, ha concluso don Alberto. “Ciascuno ha da ricevere e da dare: la comunità ha bisogno di tutti”.

 

Eugène Burnand, Les disciples Pierre et Jean courant au sépulcre le matin de la Résurrection (Parigi, Museo d’Orsay, 1898)

 

Eugène Burnand

Domenica 20 novembre, solennità di Cristo Re dell’Universo. “Ma che tipo di re è Gesù?”, ha domandato don Alberto ai bambini e ai ragazzi del catechismo durante la Messa delle 10.

Perfino nell’antico Egitto, dove la schiavitù era all’ordine del giorno – ha ricordato il parroco – “un giorno gli schiavi organizzarono uno sciopero contro il faraone per chiedere dell’unguento per proteggersi dal forte sole che li angustiava durante il lavoro”.

Nessun re, nessun governante tra gli uomini può fare nulla senza il consenso – più o meno libero - del suo popolo. Anche Gesù vuole il nostro consenso, ma non ci obbliga, lui è un re che chiede, cerca con forza la collaborazione della sua gente. E anche per questo è amato, al contrario dei capi del sinedrio e dei farisei, che – come ricorda il Vangelo di Luca del giorno – lo deridevano mentre era in croce, dicendogli:. “Ha salvato altri! Salvi se stesso”. Sapienti solo a parole, maestri di una perfezione impossibile, tutta esteriore.

Al termine della Messa, durante l’intera giornata di domenica, è stata organizzata nel portico una vendita di torte e dolci – bellissimi, oltre che buoni – preparati dai parrocchiani per poter sostenere le tante attività che ruotano intorno all’oratorio di via Donna Olimpia.

Un bel momento di partecipazione per invitarci a condividere sempre più, anche nella gioia festosa di un dolce, il cammino che ogni giorno Gesù – il nostro re preferito - ci chiede di compiere.Tipi di corona

SicomoroDomenica 30 ottobre il Vangelo ci ha presentato la figura di Zaccheo, “un uomo con un nome che oggi non si sente più spesso – ha sottolineato don Alberto, rivolgendosi ai bambini e ai ragazzi del catechismo durante la Messa delle 10.

“Era una persona che faceva un lavoro non visto bene: voi sapete cosa sono le tasse?”. I giovani interlocutori del parroco si sono lanciati in tentativi di spiegazione anche creativi, originali, per inquadrare questa figura centrale – un pubblicano - per comprendere il modo di agire di Gesù nei confronti di tutti noi.

“Zaccheo aveva un’altra caratteristica: era piccolo di statura. Era così basso che, anche saltando tra la folla, non riusciva a vedere Gesù”, ha proseguito don Alberto, tanto che, pur di vederlo, decise di arrampicarsi su un albero.

“Era un uomo cattivo, disonesto, ma voleva vedere Gesù”. E cosa fa per tutta risposta Gesù, tra lo sconcerto delle persone “per bene”? Gli rivolge una proposta precisa: “Scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”.

Anche oggi Gesù “non guarda se siamo buoni o cattivi”, ma risponde al nostro desiderio di incontrarlo.

“Se rimaniamo nascosti tra la folla, no”, ha chiarito don Alberto. Ma se lo cerchiamo con forza e siamo disposti anche a sfidare la vergogna – “immaginate cosa avranno detto a Zaccheo mentre si arrampicava sull’albero!”, ha aggiunto il parroco, “lo avranno apostrofato con qualcosa tipo il nostro "a tappetto!”– la risposta arriva sicura.

“Quando noi ci esponiamo - davanti a una cosa grande – Gesù ci risponde sempre”.

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